Fincantieri, rilanciare la lotta dal basso!

 

Fincantieri, con un’iniziativa unilaterale, ha fatto saltare la trattativa per il rinnovo del contratto di secondo livello elargendo aumenti “una tantum” a singoli lavoratori sulla base di criteri meritocratici, invece del premio di produzione collettivo.

Questo è quanto vale la volontà asserita dal manager di voler riprendere il negoziato. Ricordando che Fincantieri è un’azienda controllata dal governo – abbiamo qui una splendida dimostrazione di come Renzi e il PD intendano il la difesa dei lavoratori.

Le speranze sindacali di ricomposizione del tavolo di confronto fra le parti sono state al momento frustrate.

Ciò è frutto senza dubbio dell’arroganza padronale, ma anche della debolezza dell’azione sindacale, di cui il rinvio della manifestazione nazionale del gruppo e la “disponibilità costruttiva” offerta a Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri, sono una riprova.

In una lettera all’azienda, i vertici sindacali FIOM-FIM-UILM ritengono “profondamente scorretto e in contraddizione” il comportamento padronale e richiedono il riavvio del confronto per arrivare ad un accordo per il ripristino della contrattazione di secondo livello. Continuano a cadere dalle nuvole, quando è evidente che il comportamento di Fincantieri è quello di qualsiasi monopolista: massimizzare i profitti nel breve periodo.

L’a.d. Bono vuole ridurre il salario degli operai e cancellare i loro diritti per mettere una pezza in una situazione di sovrapproduzione e crisi dei “mercati emergenti”, flop di borsa e indebitamento aziendale. Per fare ciò deve dividere i lavoratori e mettere all’angolo il sindacato.

Dunque Bono non va affrontato con “senso di disponibilità e responsabilità”, ma con la lotta decisa e intransigente. 

In caso contrario, l’indebolimento della vertenza, l’arretramento nei suoi obiettivi si tradurrebbe inevitabilmente in indebolimento e in maggiore divisione dei lavoratori, in licenziamenti, in sconfitta.

La vertenza Fincantieri si conferma una delle vertenze cruciali di questa fase.

Il suo significato è tutto politico: essa riguarda l’intera classe operaia, che deve sostenere questa lotta, mettendo sul banco degli imputati padrone e governo, criticando senza pietà il nullismo e l’attendismo delle burocrazie sindacali traditrici.

La volontà di lotta degli operai non può e non deve essere vanificata dai comportamenti dei propri dirigenti riformisti! Ci vuole unità, lotta ed organizzazione per sconfiggere l’arroganza dei padroni, spalleggiati dal governo Renzi e dai collaborazionisti.

Occorre dunque riprendere e rilanciare la mobilitazione diretta della massa dei lavoratori Fincantieri e degli appalti, senza divisioni fra cantieri e lavoratori.

Per farlo bisogna costruire il Fronte unico proletario dal basso, con i suoi organismi, per allargare al massimo la partecipazione alla lotta, rifiutando gli accordi-bidone.

Gli operai, soprattutto gli operai avanzati che sono alla testa delle lotte, per vincere la battaglia devono superare l’impostazione economicista, che non porta gli operai a difendere concretamente i propri interessi di classe, ed assumere una prospettiva politica e rivoluzionaria, sostenendo rivendicazioni il cui soddisfacimento costituisce un bisogno urgente e improrogabile per la nostra classe. Ciò indipendentemente dalla compatibilità con l’economia dei padroni.

Per risalire la china non dobbiamo tenere in alcun conto i problemi di concorrenza e di “competitività” dell’industria capitalista, così come le prediche dei riformisti sulla  “partecipazione aziendale”.

Sono i nostri bisogni vitali, i nostri concreti interessi economici e politici che dobbiamo esprimere e sostenere a suon di scioperi, contrapponendoli a quelli dei capitalisti.

Da: Scintilla, n. 65 – gennaio 2016

Organo di Piattaforma Comunista – per il Partito Comunista del Proletariato d’Italia